Se si parla di risorse del turismo in Liguria si sente menzionare il fascino delle sue coste, del suo mare e delle sue spiagge, la dolcezza del clima che la caratterizza in tutte le stagioni, la bellezza di certi suoi borghi e località, come, tanto per citare i più celebrati, Portofino e le Cinque Terre; quando va bene, si fa cenno anche a certe sue particolarità culinarie, quali il pesto, il cappon magro, la torta pasqualina, la farinata, la focaccia col formaggio. Stendiamo un velo pietoso sulle carenze del sistema infrastrutturale - logistica, accoglienza, ricettività – che la miopia di certa amministrazione politica (specialmente quella di sinistra, ma talvolta anche quella di destra) lascia nella deplorevole arretratezza in cui si trova da anni. Quel che però stupisce e indigna è l’ignoranza totale, e quindi l’assoluta mancanza di considerazione e d’assistenza da parte della politica, delle manifestazioni della tradizione popolare che, in Liguria, hanno il proprio polo d’eccellenza nelle grandi processioni delle Casacce. Chi scrive ha avuto modo di assistere a moltissime feste della tradizione popolare in diverse regioni italiane. Ebbene, tra quante ne ha osservate, non ha mai visto superare, per bellezza, per spettacolarità, per pathos, quelle delle Casacce liguri. Le manifestazioni della Casaccia, nome che deriva dall’espressione dialettale accasase (accasarsi, far casaccia) e definisce la confraternita di laici dediti alla funzione religiosa, all’assistenza e al mutuo soccorso, affondano le loro radici nelle processioni penitenziali del Medioevo ma trovano la propria splendida configurazione scenica e spettacolare in epoca barocca. Per chi non le ha mai viste, è difficile immaginarne la bellezza, la sapienza coreografica che le sostiene e il fascino enorme, la grande potenza di suggestione che sprigionano. Ho in mente, ad esempio, la processione del Venerdì Santo di Ceriana, un paese in provincia di Imperia che conserva ancora pressoché intatto il suo tessuto urbano composto da molti saliscendi e scalinate. Su questo sfondo architettonico tradizionale si svolge e staglia con una valenza che possiamo definire “pittorica” la processione dei disciplinanti, che invadono viottoli e scalinate con le loro cappe e i tabarrini azzurri, rossi e neri e le croci e i simulacri del Cristo morto come un torrente multicolore, creando una specie di gioco illusionistico nell’alternarsi continuo delle scene e delle vesti a tinte diverse. Se poi aggiungiamo il Miserere e lo Stabat Mater intonati con voci poderose dai confratelli durante il corteo si ha la misura della carica suggestiva di questa processione, che attinge alla tradizione della sacra rappresentazione ma che viene portata al massimo dell’eloquenza dai moduli espressivi barocchi, cioè quel linguaggio estremamente raffinato, sontuoso e imponente che punta proprio alla teatralità della raffigurazione per coinvolgere emotivamente coloro che osservano. Altro esempio significativo: quello dell’Acquasanta, località del ponente genovese dove si svolgono nel mese di agosto quattro grandi pellegrinaggi delle co
nfraternite dei rioni circostanti. L’elemento fondamentale delle processioni, qui, è costituito dalla presenza dei grandi crocefissi addobbati dai canti fioriti e dalle preziose casse processionali. L’elevato senso coreografico e la potenza espressiva della manifestazione risulta dal movimento dei crocefissi e delle casse impresso dai portatori che, giungendo al suo culmine nel “gaudio” del ballo, condotto al ritmo dei motivi suonati dalle bande, rappresenta l’esaltazione del fervore religioso che fa sì che la divinità si animi, acquisti vita, sia presente tra gli uomini e partecipi con essi al tripudio della fede. Un ruolo non secondario, poi, per il coinvolgimento sentimentale che
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